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  -  Cultura   -  Malcolm X: le donne mentori e il suo lascito
malcom x urbanvisuals

Malcolm X, ricordato come uno tra i maggiori attivisti dei diritti umani americani, è stato un politico statunitense e leader nella lotta degli afroamericani. Si chiamava Malcom Little ma decise di eliminare il suo cognome perché sosteneva che era un’eredità dello schiavismo.

Un documentario di Netflix ripercorre la sua vita, il suo attivismo politico le indagini dopo la sua morte. È l’occasione per conoscere e riconoscere il contributo di un grande rivoluzionario alla lotta afroamericana.

A distanza di 95 anni dalla sua nascita noi vogliamo ricordare la sua figura, le donne afro che hanno plasmato la sua vita e alcune sue citazioni.

Le Black Women erano la chiave dello sviluppo politico e della crescita intellettuale di Malcolm X.

Louise Little, la madre di Malcolm X, è stata sicuramente una delle figure più importanti della sua vita, una donna dinamica e brillante, non una “pazza”, argomento che la figlia di Malcolm, Ilyasah Shabazz, discute nel suo libro di memorie, Growing Up X.

Tra i mentori di Malcolm possiamo citare Audley “Queen Mother” Moore e Vicki Garvin, donne che lo hanno aiutato a perfezionare le sue idee su varie questioni e fornito consulenza e supporto quando ne aveva bisogno.

Malcolm X ha anche sviluppato amicizie significative con molte altre donne, tra cui Maya Angelou incontrata in Ghana negli anni ’60 e Shirley Graham Du Bois.

Il leader ha spesso parlato delle sfide che le donne di colore hanno dovuto affrontare negli Stati Uniti. In uno dei suoi discorsi più iconici, pronunciato il 22 maggio 1962, affermava:

“The most disrespected person in America is the black woman. The most unprotected person in America is the black woman. The most neglected person in America is the black woman.”

– Malcolm X

Dopo l’assassinio di Malcolm X, le donne che lo hanno sostenuto per tutta la vita hanno lavorato instancabilmente per mantenere viva la sua eredità. La sua vedova Betty Shabazz fu particolarmente influente in questo senso. Mentre si destreggiava in molte responsabilità, tra cui crescere sei figli da sola, Shabazz ha lavorato per far avanzare il lavoro politico di suo marito e garantire che gli altri comprendessero meglio le sue idee e ideologie.

Le parole di Malcolm risuonano ancora vere fino ai giorni nostri – e l’emarginazione delle voci delle donne nere nelle narrative tradizionali della sua vita sottolinea questo punto.

Le donne di colore vivono all’incrocio tra razzismo e sessismo: spesso vengono sminuite, private di diritti, eppure magicamente continuano a sollevarsi come la mitologica fenice. Anche se la rinascita è affascinante ciò non nega che siano immuni dal dolore. Le ceneri non scompaiono semplicemente una volta in volo. 

Black Women are human, e come tutti gli esseri umani, hanno bisogno di spazio per sbagliare, crescere, fallire, avere successo, fallire di nuovo ed entrare veramente in contatto con il proprio potere. Purtroppo ancora oggi non è cosi.

Queste donne ricevono costantemente il minor numero di risorse e ricevono il massimo giudizio sulle loro decisioni e azioni, venendo ammonite per il loro corpo e dipinte dai media in caricature stereotipate.

Malcolm X, Beyoncè e Homecoming

In un botta e risposta durante la performance di “Don’t hurt yourself” Beyoncè incorpora l’audio del discorso di Malcolm X.

Malcolm X: “The most disrespected person in America is the black woman.” Beyoncé: “I am the dragon breathing fire.” Malcolm X: “The most unprotected person in America is the black woman.” Beyoncé: “Beautiful man, I’m the lion.” Malcolm X: “The most neglected person in America is the black woman.”

Il 14 e 21 aprile 2018 la cantante americana Beyoncé si è esibita in due performance all’interno del Coachella: l’artista era la prima donna nera headliner del famoso festival che si tiene in California. Il suo complesso show è divenuto poi un documentario intitolato Homecoming e disponibile sempre su Netflix.

Beyoncé ha utilizzato la piattaforma offerta dal Coachella anche per declinare l’esibizione della cultura black in chiave femminista. “La persona meno rispettata e negletta d’America è la donna nera”, si sente dire Malcom X a un certo punto dello spettacolo. La cantante vuole sovvertire questo messaggio in due ore di concerto che sono anche una dichiarazione di potere e di empowerment facendosi accompagnare da una presenza significativa di musiciste e ballerine.

Malcom X Beyoncè
Beyoncè al Super Bowl

Un racconto personale tra cultura black e femminismo

Il documentario Homecoming testimonia l’enorme forza che Beyoncé, coinvolta non solo come performer ma anche come regista e direttrice artistica, ha dovuto trovare per ritornare in forma e riuscire a bilanciare vita privata e impegni professionali.

Nello show si può cogliere la forza creativa e l’impegno sociale della cantante nel portare avanti cultura black e femminismo, la sua dedizione e professionalità che emergono anche dal racconto della sua cura per ogni singolo dettaglio che caratterizza questo doppio show.

Su un gigantesco palco sono saliti quasi 200 artisti fra coristi, ballerini, percussionisti, violinisti, membri di un’intera banda musicale. Beyoncé sostiene di aver selezionato personalmente ognuno di questi artisti, cercando di dare un’immagine rappresentativa e inclusiva del background culturale di ognuno di loro.

L’idea era quella di creare una comunità artistica che potesse ispirare le persone di colore ma non solo.

Malcom X Beyoncè
Beyoncè – Homecoming

Lo show era un omaggio ad un’importante parte della cultura afroamericana. Doveva essere fedele per chi già conosceva la sua storia, ma al tempo stesso divertente e illuminante per le persone che invece avevano ancora bisogno di imparare”

– Beyoncè

La cantante ha condensato nelle quasi due ore del concerto innumerevoli riferimenti alla cultura black, sia a livello visivo che a livello musicale.

Il quadro di riferimento è quello delle HBCU (Historically Black Colleges and Universities), ovvero le università americane fondate prima dell’abolizione della segregazione razziale nel 1964 e destinate all’educazione delle persone di colore.

Tra le personalità cui il documentario rende omaggio ci sono attivisti, studiosi, artisti e scrittori afroamericani come Toni Morrison e Alice Walker, e ancora la cantante Nina Simone, di cui si ascolta la voce in un’intervista, Maya Angelou, Chimamanda Ngozi Adichie e Audre Lorde, l’attivista Marian Wright Edelman e i ricercatori William Edward Burghardt Du Bois.

Vuoi scoprire altri documentari su Netflix su storie di donne d’ispirazione che hanno lasciato un segno? Leggi l’articolo su Becoming Michelle Obama

Malcolm X: concetto di identità attraverso i capelli

[…] Vidi che i miei capelli erano lisci come quello di un bianco[…] Ero entrato anch’io a far parte di quella moltitudine di uomini e donne che sono spinti con ogni mezzo a mutilare e distorcere i loro corpi nel tentativo di sembrare “graziosi” secondo i criteri di giudizio dei bianchi.[…] il negro ha perduto completamente il senso della sua identità, della consapevolezza di sè. “

Chi ti ha insegnato a odiare il colore della tua pelle? Chi ti ha insegnato ad odiare la struttura dei tuoi capelli?

– Malcolm X

Questa citazione di Malcolm X rappresenta una questione che si ripropone anche ai giorni nostri, dove molti ancora pensano che il colore della pelle, o la forma dei capelli, siano un fattore rilevante.


Dietro ai capelli e alle acconciature si possono celare delle storie inimmaginabili. Il movimento nappy rivendica la libertà delle persone afro a sfoggiare la loro chioma naturale in modo orgoglioso e fiero senza paura del giudizio.

Celebrità, imprenditrici e tantissime altre donne promuovono questo senso di benessere che passa attraverso l’accettazione dei propri capelli e della loro bellezza naturale.

In Italia mi viene da pensare a brand come:

When “I” is replaced by “We”, even Illness becomes Wellness

– Malcolm X

Questa è una delle citazioni più belle di Malcolm X (almeno per me). Quando prendiamo consapevolezza del potere di “We” (noi) sopra “I ” (io) ci rendiamo conto che assieme possiamo fare la differenza. E’ il principio che rende grandi le community, spazi di condivisione di conoscenze, di valori personali e professionali, di storie, di emozioni. Questa consapevolezza, ripresa anche da Nelson Mandela con il suo concetto di “Ubuntu” è alla base anche della nostra community.

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Mi piace definirmi un essenza afroitaliana, una cittadina del mondo. Sognatrice e un po’ nerd a modo mio, sono una ragazza curiosa che ha tante passioni e adora la bellezza della vita.